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Etichettatura ambientale degli imballaggi

Etichettatura ambientale degli imballaggi

UNA LINEA GUIDA NATA PER AIUTARE LE IMPRESE

Con il decreto legislativo del 3 settembre 2020, l’etichettatura ambientale diventa obbligatoria, facendo nascere alcuni dubbi che necessitano di una risposta. Per questo CONAI propone questa Linea Guida  a cui si affianca uno strumento interattivo  online  denominato e-tichetta per dare delle risposte alle imprese.  


 

Lettera del presidente

 

Si assiste da tempo a una crescente richiesta di informazioni sulla sostenibilità ambientale in generale, e ancor più quando si parla di packaging. Già dal lontano 1997, epoca in cui il tema non era di certo così di “moda”, il legislatore europeo aveva previsto un sistema di etichettatura ambientale per gli imballaggi, che, nonostante fosse volontario, ha avuto una risposta straordinaria da parte delle imprese.

Oggi il tema è ancora più sentito, visti gli aggiornamenti normativi che hanno introdotto l’obbligatorietà dell’etichettatura ambientale. Novità, questa, che lascia non pochi dubbi interpretativi in merito ai contenuti da riportare in etichetta.

CONAI ha maturato negli anni un’esperienza unica sull’eco-design del packaging con e grazie alle imprese, che hanno contribuito a creare, più di dieci anni fa, il progetto Pensare Futuro: un contenitore di strumenti, linee guida e iniziative. Tra questi, il servizio Epack, lo sportello CONAI sull’eco-design, che ha supportato in questi anni le aziende anche in tema di etichettatura ambientale. Nell’ultimo anno, visto l’incremento delle richieste su questo tema, CONAI ha iniziato a lavorare sul tool e-tichetta, per consolidare l’esperienza sviluppata sul campo nel corso degli anni in tema di etichettatura ambientale degli imballaggi.

L’auspicio è che queste linea guida, unitamente al tool e-tichetta, possano offrire la risposta ai dubbi interpretativi sul nuovo dettame normativo, attraverso una chiara identificazione delle informazioni da ritenersi obbligatorie e facoltative per un’etichettatura ambientale corretta; il tutto arricchito con alcuni esempi pratici frutto proprio dell’esperienza di tante aziende

E’ proprio per questo che ritengo fondamentale che queste linee guida siano sottoposte a consultazione pubblica, augurandomi una sentita e numerosa partecipazione per approfondire insieme quello che, come sistema, siamo chiamati a fare per sostenere l’economia circolare e mantenerle  aggiornate nel tempo. Si sa poi che le buone pratiche sono sempre di forte ispirazione: lancio quindi un appello a tutte le imprese che hanno già adottato sistemi virtuosi e corretti di etichettatura ambientale, a condividerle con noi per arricchire la libreria di casi virtuosi che possa essere di ispirazione ed esempio per le altre aziende.

 

Luca Ruini
Presidente CONAI


 

I nuovi obblighi per le imprese

 

L’11 settembre 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116, che recepisce la direttiva UE 2018/851 sui rifiuti, e la direttiva (UE) 2018/852 relativa agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio.

L’art. 3 comma 3, lettera c) del decreto ha apportato modifiche al comma 5 dell’art. 219 del Codice dell’Ambiente, in tema di “Criteri informatori dell'attività di gestione dei rifiuti di imballaggio”.

Nello specifico, tale modifica impone che tutti gli imballaggi siano “opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi, nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi. I produttori hanno, altresì, l’obbligo di indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell’imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della Commissione.” 

La formulazione dell’obbligo di etichettatura lascia spazio a dubbi interpretativi, soprattutto per quanto riguarda i contenuti da riportare in etichetta.

Per questo CONAI promuove, con questa Linea Guida, una lettura condivisa dei nuovi obblighi imposti a livello nazionale. Il documento, frutto di consultazione pubblica e periodicamente aggiornato, si accompagna anche di un apposito TOOL (e-tichetta) messo a disposizione delle imprese.

 

 

I contenuti dell’etichetta:
la risposta di CONAI

 

I riferimenti normativi e le linee guida di riferimento

Per fornire una corretta interpretazione dei nuovi obblighi normativi, così da distinguere i contenuti obbligatori (e le loro possibili alternative) da quelli che continueranno ad essere facoltativi, nella tabella che segue è riportata una prima elencazione delle normative oggi in vigore e delle linee guida più adottate dalle imprese in tema di etichettatura ambientale.

Etichetta ambientale

* Il riferimento alle norme tecniche UNI è indicativo e non esaustivo e sarà rivisto anche alla luce di ulteriori indicazioni da parte di UNI.

 

I criteri adottati per la definizione dei contenuti dell’etichetta ambientale

L’etichettatura ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente del sistema di imballo.

Può essere riportata alternativamente su:

  • le singole componenti separabili,
  • il corpo principale dell’imballaggio,
  • la componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale.

Quando questo non è possibile, si può ricorrere a soluzioni digitali, come QR Code e apposite App.

Le informazioni minime che devono essere obbligatoriamente riportate in etichetta riguardano:

1) la tipologia di imballaggio (descrizione scritta per esteso o rappresentazione grafica),

2) l’identificazione del materiale (codifica alfanumerica ai sensi della Decisione 97/129/CE, integrata eventualmente con l’icona prevista ai sensi della UNI EN ISO 1043-1:2002 (imballaggi in plastica), oppure, ai sensi della CEN/CR 14311:2002 (imballaggi in acciaio, alluminio e plastica),

3a) la famiglia di materiale di riferimento e l’indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata)

Oppure

3b) indicazione sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione del materiale di riferimento.

Il primo approccio (3a) è quello che fa riferimento allo schema proposto da CONAI nel Vademecum per l’etichetta per il Cittadino, che promuove l’indicazione della famiglia di materiale all’utente finale, al fine di fornirgli gli strumenti e le informazioni utili per verificare con il proprio Comune di riferimento il corretto conferimento in raccolta differenziata dell’imballaggio, in base alle modalità previste dal Comune stesso. Tuttavia, si segnala anche il secondo schema (3b), in quanto evoluzione delle indicazioni riportate nel Vademecum e già largamente adottato da molte aziende per gli imballaggi sul mercato. Rappresenta quindi  una valida ed efficace alternativa per  veicolare le informazioni corrette al consumatore finale per la raccolta differenziata.

Le altre informazioni che possono essere volontariamente apposte in etichetta ambientale riguardano:

  • Le indicazioni al consumatore per supportarlo in una raccolta differenziata di qualità;
  • Le informazioni aggiuntive sulle caratteristiche ambientali dell’imballaggio:
  1. Asserzione di riciclabilità, in caso l’imballaggio sia conforme alla norma tecnica UNI EN 13430:2005 e/o relativi marchi (ove previsti, come per la filiera degli imballaggi in carta)
  2. Asserzione di contenuto di riciclato, e/o relativi marchi di certificazione del contenuto di riciclato
  3. Asserzione di compostabilità, qualora l’imballaggio sia conforme alla norma tecnica UNI EN ISO 13432:2002 e/o relativi marchi di certificazione
  4. Adesione a CONAI o ai consorzi di filiera o ad altri sistemi EPR.

 

Info obbligatorie

 

È poi possibile inserire ulteriori informazioni a carattere volontario.

 

Info facoltative

 

 

Si riportano di seguito le tabelle riepilogative, per ciascun materiale, dei codici da utilizzare ai fini dell’identificazione del materiale di composizione dell’imballaggio, corredate da alcuni esempi di etichettatura ambientale completa, che riportano sia le informazioni obbligatorie, sia quelle facoltative. Gli esempi non rappresentano una struttura stringente di etichettatura, né contemplano tutte le informazioni facoltative che possono essere apposte, ma sono riportati al solo fine di mostrare che tipo di informazione inserire in etichetta. L’azienda è libera di comunicare nella forma grafica, posizione e ordine che più ritiene opportuni ed efficaci, le informazioni previste sul suo imballaggio. Restano solo preferibili alcune indicazioni rispetto ai colori da utilizzare, per i quali CONAI promuove il riferimento alla norma UNI 11686 “Waste Visual Elements”. Negli esempi che seguono, infatti, è stato adottato il codice colore previsto dalla norma tecnica.

 


Norma UNI 11686

La norma definisce i colori e ulteriori elementi di identificazione visiva dei cassonetti dei rifiuti, al fine di rendere più semplice e automatico il riconoscimento da parte del consumatore finale, dei cassonetti nei quali conferire i rifiuti.

Difatti, i cittadini sempre più spesso non si trovano a fare la raccolta differenziata sempre nella stessa città, ma viaggiando e spostandosi sempre di più, ci si trova a fare la raccolta differenziata in Comuni diversi. Per questo motivo dei codici di colore che aiutino a identificare i cassonetti renderebbero la raccolta differenziata un compito più semplice anche quando non ci si trova nel proprio Comune.

La linea guida di CONAI è quella di rendere la questione ancora più immediata per i consumatori, adottando i colori della Waste Visual Elements anche per l’indicazione dei materiali e destinazione degli imballaggi all’interno dell’etichettatura ambientale. In particolare, i colori di riferimento sono:

  • blu per la carta,

  • marrone per l’organico,

  • giallo per la plastica riciclabile;

  • turchese per i metalli,

  • verde per il vetro,

  • grigio per l’indifferenziato.


 

 

IMBALLAGGI IN ACCIAIO – Informazioni obbligatorie

acciaio

 

Esempi

 

Bombolette

 

 

IMBALLAGGI IN ALLUMINIO – Informazioni obbligatorie

Alluminio

 

Esempi

 

Lattina

 

 

IMBALLAGGI IN CARTA

cARTA

 

Esempi

 

ASTUCCIO

oppure

ASTUCCIO 2

 

SACCHETTO PANE

 

pirottino

 

 

 

IMBALLAGGI IN LEGNO

LEGNO

 

Esempi

TAPPO SUGHERO

 

CASSETTA LEGNO

 

 

 

IMBALLAGGI IN PLASTICA

PLASTICA

 

Esempi

 

SACCHETTO MULTISTRATO

oppure

SACCHETTO MULTISTRATO 2

 

BOTTIGLIA ETICHETTA COPRENTE

oppure

BOTTIGLIA ETICHETTA COPRENTE 2

 

VASCHETTA

 

ETICHETTA COPRENTE

 

FLACONE NERO
Nota Bene: la normativa prevede ulteriori informazioni minime obbligatorie per gli shopper da asporto merci biodegradabili e compostabiliSHOPPER

 

 

IMBALLAGGI IN VETRO

VETRO

 

Esempi

BOTTIGLIA

 

 

IMBALLAGGI POLIACCOPPIATI O COMPOSTI

IMG misti

 

Esempi

 

LATTE

 

BISCOTTI

 

TUBETTO

 

SACCHETTO POLIACCOPPIATO

 

PROFUMO

 

 

 

FAQ

Qual è il perimetro dell’obbligo dell’etichettatura ambientale?

L’obbligo di etichettatura ambientale di riferisce agli imballaggi, vale a dire: “i prodotti, composti di materiali di qualsiasi natura, adibiti a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”.

I prodotti che non sono imballaggi non prevedono l’obbligo dell’etichettatura ambientale. Ad esempio, i budelli per salumi, le buste portalettere, le posate non sono imballaggi e non ricadono nell’obbligo.

Per sapere cosa è imballaggio e cosa non lo è, si può fare riferimento al sito CONAI alla pagina "cos'è imballaggio".

Chi sono i soggetti obbligati?

L’obbligo è in capo ai produttori. È tuttavia soggetto a sanzione chiunque immetta al consumo imballaggi privi dei requisiti di etichettatura.

Pertanto il soggetto che definisce le direttive sul design e la grafica del packaging (utilizzatore del packaging) deve tenere in considerazione questo obbligo, soprattutto alla luce del fatto che l’imballaggio prodotto, in alcuni casi potrebbe essere già un imballaggio finito, e in altri casi una parte di esso, o un semilavorato. L’etichettatura ambientale quindi dovrebbe apporla chi assembla l’imballaggio finito, al fine di poter dare informazioni corrette e complete al consumatore finale.

Quali sono gli imballaggi sottoposti a questo obbligo?

Allo stato attuale tutti gli imballaggi immessi al consumo in Italia rientrano nell’obbligo di etichettatura, pertanto sono esclusi quelli destinati alla commercializzazione in altri Paesi dell’Unione Europea, o all’esportazione in Paesi terzi. Si riterrebbe altresì condivisibile l’esclusione degli imballaggi terziari per il trasporto, poiché adibiti esclusivamente all’ambito commerciale e industriale e non alla vendita al consumatore finale. Gli imballaggi secondari dovrebbero essere etichettati qualora siano destinati al consumatore finale (es. fardello per bottiglie).

Quando entra in vigore l’obbligo di etichettatura?

L’obbligo è entrato in vigore dal 26 settembre 2020 e non sono previsti periodi transitori o di proroga. Come CONAI, ci auspichiamo una revisione della normativa che tenga conto di tempistiche congrue per l’adeguamento da parte delle imprese obbligate.

L’etichettatura ambientale deve necessariamente essere apposta su un supporto (es. etichetta), o può essere stampata direttamente sul packaging?

L’etichettatura ambientale può essere apposta/stampata direttamente sul packaging, oppure su un supporto nel caso sia previsto nel sistema di imballo.

Come si etichettano gli imballaggi multicomponenti?

L’approccio adottato da CONAI è quello illustrato nel Vademecum per l’etichetta per il cittadino, pertanto riteniamo non sia necessario apporre sull’imballaggio l’etichettatura ambientale relativa a componenti non separabili manualmente, mentre obbligatoria l’etichettatura relativa a tutte le componenti separabili manualmente.

È necessario inserire l’etichettatura ambientale obbligatoriamente su ciascuna componente della stessa unità di vendita?

Le etichettature ambientali delle diverse componenti separabili manualmente che costituiscono l’unità di vendita, possono essere apposte o singolarmente sulle specifiche componenti, o sul corpo principale del sistema di imballo, o sull’etichetta o su altra componente che renda facilmente visibile l’informazione al consumatore finale. Stesso discorso vale nel caso di confezioni multipack, dove l’etichettatura può essere riportata o sull’unità di vendita (quindi sul multipack), o sui singoli imballaggi che la compongono.

Ad esempio, nel caso rappresentato graficamente qui di seguito, possono essere etichettati singolarmente il vassoio e il film, oppure si può riportare l’etichettatura del vassoio e del film su uno dei due componenti.

Stesso discorso per le monoporzioni di cioccolatini (foglio sottile): si può decidere di etichettare l’imballaggio di ogni porzione, oppure inserire la relativa indicazione su una delle componenti dell’unità di vendita.

 

altri imballaggi

 

Quando un imballaggio si considera composito? E come va etichettato?

Un imballaggio si considera composito quando è costituito in modo strutturale da diversi materiali poliaccoppiati, non separabili manualmente, laddove il peso del materiale non prevalente sia superiore al 5% del peso totale dell’imballaggio. Per gli imballaggi compositi esistono specifici codici di etichettatura riportati nell’allegato VII della Decisione 97/129/CE. 

Qual è la codifica da apporre a un imballaggio in plastica, di un polimero diverso da quelli che prevedono un codice identificativo, oppure multistrato e composto da più polimeri?

In questi casi si utilizza la codifica della Decisione 129/97/CE: “7”.

Quando si può dichiarare la riciclabilità di un imballaggio con il Ciclo di Mobius?

L’asserzione di riciclabilità dell’imballaggio con il Ciclo di Mobius, può essere comunicata dal produttore in conformità alla UNI EN ISO 14021, quando l’imballaggio è riciclabile ai sensi della norma tecnica UNI EN ISO 13430:2005, o, se si tratta di imballaggi in carta o a prevalenza carta, se è riciclabile secondo il Sistema di valutazione della riciclabilità Aticelca 501.

 


La Norma tecnica UNI EN ISO 13430

Gli imballaggi considerati riciclabili ai sensi della norma tecnica UNI EN ISO 13430, soddisfano i criteri di idoneità alle tecnologie di riciclo esistenti, vale a dire:

  • esistenza di un’efficiente tecnologia per il riciclo dell’imballaggio;

  • esistenza di una massa critica affinché sia gestibile un processo efficiente di riciclo;

  • esistenza di un mercato per i materiali ottenuti a valle del processo di riciclo.

Tali criteri devono essere valutati mediante indagini e studi specifici.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili all’interno delle Linee guida CONAI Requisiti Essenziali definiti dalla Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

 


La Norma tecnica UNI EN 11743:2019 e il Sistema di valutazione della riciclabilità Aticelca 501/2019

Le aziende che desiderano valutare la riciclabilità dei loro imballaggi in carta possono rivolgersi a un laboratorio per effettuare una prova di riciclabilità, che simula le fasi principali del processo industriale di riciclo della carta, sulla base della procedura definita dalla norma UNI 11743:2019.

L’esito della prova consente di identificare il livello di riciclabilità dell’imballaggio secondo il sistema di valutazione della riciclabilità Aticelca 501/2019.

Il sistema consente inoltre di comunicare il livello di riciclabilità ottenuto attraverso l’uso dell’apposito marchio “­Riciclabile con la carta – Aticelca® 501”.

 

simboli riciclo carta

 


Quando si può dichiarare la biodegradabilità e compostabilità dell’imballaggio?

L’asserzione della biodegradabilità e compostabilità dell’imballaggio può essere comunicata in conformità alla UNI EN ISO 14021, quando l’imballaggio è conforme alla norma tecnica UNI EN ISO 13432:2002.

La certificazione di biodegradabilità e compostabilità è rilasciata, insieme ai marchi di compostabilità, dai seguenti certificatori che operano sul territorio nazionale:

1) Il Consorzio Italiano Compostatori che certifica i prodotti biodegradabili e compostabili con il proprio marchio “Compostabile CIC”

2) Il gruppo TUV Austria che rilascia il marchio “OK Compost”

3) DIN Certco che rilascia il marchio “DIN Geprüft Industrial Compostable”

4) L’Associazione European Bioplastics che è certificabile sia da Vinçotte che da DIN Certco.

In particolare, il nuovo decreto specifica che gli imballaggi biodegradabili e compostabili possono essere raccolti e riciclati con i rifiuti organici, solo se:

  1. Sono certificati conformi, da organismi di certificazione, alla norma tecnica UNI EN 13432;
  2. Sono opportunamente etichettati e in particolare riportino:
    1. la menzione della conformità ai predetti standard europei,
    2. elementi identificativi del produttore e del certificatore
  3. Idonee istruzioni per i consumatori di conferimento di tali rifiuti nel circuito di raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti organici.

Tali indicazioni nascono dall’obbligo, espresso dallo stesso decreto, di tracciare, distinguere e separare, entro il 31 dicembre 2023 tali imballaggi dalle plastiche convenzionali dagli impianti di selezione dei rifiuti e negli impianti di riciclo organico.

In particolare, quindi, si fa presente che questo obbligo riguarda imballaggi composti totalmente o in parte da plastiche biodegradabili e compostabili. Come CONAI suggeriamo l’esclusione per gli imballaggi in carta e legno, che, essendo di origine naturale, risultano biodegradabili e compostabili e già gestiti oggi all’interno della filiera di riciclo organico (es. tappi in sughero).

Come si può comunicare il contenuto di materia prima seconda nella composizione dell’imballaggio?

L’asserzione di contenuto di materia prima seconda nella composizione dell’imballaggio può essere comunicata con il Ciclo di Mobius accompagnato da un valore percentuale.

Il contenuto di materiale riciclato può, inoltre, essere verificato mediante uno schema certificato da un Organismo di valutazione della conformità Accreditato come Remade in Italy®, Plastica Seconda Vita, FSC Riciclato®, PEFCR® .

È obbligatorio apporre l’etichettatura sull’imballaggio o si possono veicolare al consumatore finale queste informazioni anche attraverso canali digitali (ad esempio specifiche App, QR Code, ecc)?

È possibile utilizzare canali digitali per veicolare le informazioni da riportare in etichetta. Questa opzione può essere particolarmente utile per gli imballaggi molto piccoli o che hanno spazio limitato, oppure per quelli multilingua.

Il produttore è tenuto a seguire uno stile grafico per l’etichettatura ambientale?

Il produttore ha piena libertà di scelta sullo stile grafico e sui colori dell’etichettatura ambientale. Tuttavia, al fine di armonizzare e omogeneizzare le indicazioni al cittadino, CONAI indica come linea guida di riferimento per la scelta dei colori dell’etichettatura ambientale, quella della UNI 11686 sulla Waste Visual Elements, che prevede i seguenti codici colori:

  • blu per la carta,
  • marrone per l’organico,
  • giallo per la plastica riciclabile;
  • turchese per i metalli,
  • verde per il vetro,
  • grigio per l’indifferenziato.

 

Deve essere inserito nell’etichetta ambientale il pittogramma dell’omino che conferisce l’imballaggio nel cestino? non disperdere

 

 

Il pittogramma qui rappresentato è un invito a non disperdere l’imballaggio nell’ambiente. E’ stato abrogato dal 1989 e può essere impiegato in via facoltativa per gli imballaggi del settore alimentare. Non esiste pertanto alcun obbligo di apporre tale pittogramma sugli imballaggi.

Cosa comporta la violazione dell’obbligo?

Ai sensi dell’articolo 261 comma 3, a chiunque immetta sul mercato imballaggi privi dei requisiti di etichettatura, è applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemiladuecento euro a quarantamila euro.

 

 

e-tichetta: il TOOL per l’etichettatura ambientale

 

Visto il crescente interesse da parte delle aziende sul tema dell’etichettatura ambientale, CONAI ha iniziato a lavorare, ormai da qualche mese, su un apposito strumento on line (e-tichetta) pensato per costruire l’etichettatura ambientale degli imballaggi e che le aziende potessero usare in autonomia.

Lo strumento ha l’obiettivo di guidare le aziende ad adottare un sistema di etichettatura corretto, omogeneo, conforme ai requisiti di legge, e che riesca a dare informazioni e indicazioni utili ai consumatori finali.

In questo contesto, tale strumento può essere un effettivo supporto e linea guida per le aziende che devono rispondere ai nuovi obblighi di legge in materia di etichettatura ambientale, e che vogliono comunicare informazioni ambientali utili e corrette ai consumatori finali.

Lo strumento è disponibile da www.conai.org oppure direttamente al sito e-tichetta.conai.org

 
COME FUNZIONA IL TOOL?
  1. Selezionare la tipologia di imballaggio

    screen 1
  2. Selezionare se si tratta di un imballaggio monomateriale o composito

    screen 2
  3. Scegliere la famiglia di materiale (o di materiale prevalente)

    screen 3
  4. Indicare il materiale specifico

    screen 4
  5. Se si tratta di un composito, scegliere eventualmente l’altro o gli altri materiali secondari
  6. Rispondere alle ulteriori domande utili a ottenere informazioni ambientali aggiuntive che possono essere comunicate al consumatore finale

    screen 6a
    screen 6b
    screen 6c

    screen 6d

    Il tool fornisce come output una serie di informazioni da inserire in etichetta ambientale, tra cui:

  7. Le informazioni che si considerano obbligatorie:
    • Tipologia di imballaggio (1)
    • Codifica del materiale di imballaggio (Secondo Decisione 129/97/CE o CEN/CR 14311:2002 se si tratta di acciaio, alluminio o plastica) (2)
    • La famiglia di materiale per esteso, così da aiutare il consumatore a identificare correttamente il materiale dell’imballaggio non sempre chiaramente riconoscibile attraverso la codifica alfanumerica (3)
    • L’indicazione del tipo di raccolta e l’invito al consumatore di verificare sempre le disposizioni del Comune di appartenenza (4)
  8. Le informazioni volontarie per aiutare il consumatore a fare una raccolta differenziata di qualità (5).
  9. Le informazioni volontarie sulle ulteriori caratteristiche ambientali dell’imballaggio (riciclabilità e contenuto di riciclato per ciascuna componente), e sull’adesione al sistema CONAI mediante l’apposito Marchio (6).

    screen 9
    screen 10
    screen11

 

Appendice

 

L'etichettatura ambientale

(Si possono consultare queste informazioni anche sulle Linee guida per l’etichettatura ambientale degli imballaggi)

Le tipologie di etichettatura ambientale possono essere schematizzate in funzione della loro finalità, vale a dire:

10) Identificazione del materiale di composizione dell’imballaggio: la Decisione 129/97/CE;

11) Partecipazione al sistema CONAI;

12) Comunicazione delle prestazioni ambientali degli imballaggi.

Identificazione del materiale di composizione dell’imballaggio: la Decisione 129/97/CE

La Direttiva 94/62/CE, rivolta a produttori e utilizzatori di imballaggio, che riguarda tutti gli imballaggi immessi al consumo, imponeva agli Stati membri:

13) Il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero,

14) Il rispetto dei requisiti essenziali,

15) L’identificazione del materiale di imballaggio mediante i codici di identificazione per facilitare la raccolta, il riutilizzo e il recupero, compreso il riciclaggio dell’imballaggio, sulla base della Decisione 129/97/CE.

L’etichettatura degli imballaggi è rimasta volontaria dal 1997 fino ad oggi, ma se l’impresa avesse voluto  identificare il materiale di composizione dell’imballaggio, il riferimento obbligatorio era la Decisione 129/97/CE.

 

allegato 1

 

Allegato 2

 

allegato 3

 

Allegato 4

 

allegato 5

 

allegato 5

 

Allegati misti

 

 

Altri riferimenti normativi tecnici

  • UNI EN ISO 1043-1, Materie plastiche - Simboli ed abbreviazioni - Polimeri di base e loro caratteristiche speciali
    Questa norma conferma il sistema di identificazione della Decisione 129/97/CE per gli imballaggi in plastica.
  • CEN/CR 14311 Packaging – Marking and material identification system
    Questa norma propone l’utilizzo di simboli grafici per l’identificazione di alcuni materiali di imballaggio (acciaio, alluminio, plastica), in parallelo al sistema previsto dalla Decisione 97/129/CE. Tali simboli hanno l’unico obiettivo di identificare il materiale di composizione dell’imballaggio.

 

simboli

 

 

  • UNI EN ISO 11469 Materie Plastiche– Identificazione generica e marcatura di prodotti di materie plastiche
    Questa norma è applicabile in generale ai prodotti in plastica, al fine di facilitarne il riconoscimento nelle operazioni di recupero a fine vita. L’abbreviazione identificativa del materiale deve essere inglobata tra i due caratteri “>” e “<” e laddove sono presenti più di un polimero si interpone il carattere “+” tra l’abbreviazione oppure il carattere “-“ in presenza di additivi e coadiuvanti.
    La norma non si applica ai prodotti in plastica che pesano meno di 25 grammi o la cui superficie risulta essere minore di 200 mm2.

Partecipazione al sistema CONAI

Le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggio possono comunicare l’adesione al Consorzio Nazionale Imballaggi apponendo sull’imballaggio il Marchio CONAI.

L'accesso al diritto d'uso del Marchio è aperto, a titolo gratuito, alle aziende produttrici od utilizzatrici di imballaggi, rientranti nelle definizioni di cui all'articolo 35 comma 1 lettere q) e r) del Decreto 22/97, aderenti al CONAI ed in regola con gli adempimenti statutari e regolamentari del Consorzio, e che ne facciano richiesta.

La procedura di concessione prevede:

  1. presentazione al CONAI di domanda sottoscritta dal legale rappresentante dell'azienda consorziata interessata utilizzando l'apposito modulo;
  2. esame da parte del CONAI dell'ammissibilità della domanda;
  3. sottoscrizione del contratto di licenza;
  4. registrazione del contratto su apposito registro dei licenziatari, tenuto a cura del CONAI.

Comunicazione delle prestazioni ambientali degli imballaggi

I sistemi di etichettatura volontari per comunicare le prestazioni ambientali degli imballaggi, sono definiti dalle norme tecniche UNI EN ISO 14020, in cui se ne distinguono tre tipi:

  • Etichette Ambientali di Tipo I (ISO 14024)
    Sono sottoposte a certificazione di parte terza, come ad esempio il Marchio Ecolabel. I requisiti predefiniti da soddisfare per l'ottenimento dell'etichetta sono i "criteri ambientali di prodotto", relativi ad un'intera categoria di prodotti, e che devono basarsi su opportuni indicatori derivanti dall'analisi del ciclo di vita per quella specifica categoria.

 

  • Etichette Ambientali di Tipo II (ISO 14021)
    Questa norma include tutte le "asserzioni ambientali auto-dichiarate", ovvero le dichiarazioni, le etichette, i simboli di valenza ambientale presenti sugli imballaggi. Pertanto chi le dichiara, ne è responsabile per ciò che concerne la veridicità del contenuto.

    La norma esclude la possibilità di utilizzo di espressioni troppo generiche, ritenute prive di senso (come ad esempio "amico dell'ambiente", "verde" o "non inquinante").

    Per quanto riguarda espressamente anche gli imballaggi la norma definisce i requisiti specifici e le metodologie di valutazione per l’utilizzo di determinate asserzioni quali:
    - compostabile;
    - degradabile;
    - riciclabile;
    - contenuto riciclato;
    - consumo energetico ridotto;
    - riutilizzabile e ricaricabile;
    - riduzione dei rifiuti.

    La norma consente l'utilizzo facoltativo di simboli per effettuare asserzioni ambientali. La norma non definisce alcun simbolo specifico ad eccezione del Mobius Loop, utilizzato per asserzioni di contenuto riciclato o riciclabile.

 

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  • Etichette Ambientali di Tipo III (ISO 14025)
    Una dichiarazione ambientale di Tipo III è un documento che accompagna la commercializzazione di un prodotto descrivendone le caratteristiche di impatto ambientale in termini di dati quantificati su  determinati parametri predefiniti e basati sempre su uno studio di LCA per la categoria di prodotto in esame. Un programma di dichiarazioni ambientali di questo tipo è quindi un processo volontario di definizione dei requisiti minimi da indicare in una dichiarazione, delle categorie di parametri da considerare, del formato della comunicazione dei dati finali.
    La dichiarazione ambientale di Tipo III può essere verificata e convalidata al fine di garantire la completezza, esaustività e veridicità delle informazioni in essa contenute.

Le indicazioni al consumatore per la raccolta differenziata

(Si possono consultare queste informazioni anche sul Vademecum per un’etichetta volontaria ambientale che guidi il cittadino alla raccolta differenziata degli imballaggi)

Con l’obiettivo di omogeneizzare e rendere più chiare le informazioni verso il consumatore, CONAI ha redatto nel 2014 il documento “Etichetta per il cittadino – Vademecum per una etichetta volontaria ambientale che guidi il cittadino alla raccolta differenziata degli imballaggi”, per guidare le aziende a fornire indicazioni sul corretto conferimento degli imballaggi al consumatore finale.

Nonostante non vigesse alcun obbligo normativo a riguardo, in questi anni lo schema proposto da CONAI è stato seguito da molte aziende che hanno ritenuto importante integrare le informazioni ambientali che avessero un riferimento normativo, con altre a supporto per fornire indicazioni concrete sulla gestione del rifiuto di imballaggio.

In origine, il progetto aveva l’obiettivo di individuare le informazioni ambientali minime necessarie da riportare sul packaging per indicare al consumatore come effettuare una corretta raccolta differenziata.

Le informazioni di base rispondono alle domande:

  • CHE COS'È?
    È importante indicare a quale componente si sta facendo riferimento, soprattutto nei casi di packaging multicomponenti per differenziare le informazioni e non creare confusione. È bene inoltre rendere esplicito che il prodotto in questione sia un imballaggio e può quindi essere conferito in raccolta differenziata.

 

  • DI CHE MATERIALE È?
    La tipologia di materiale è espressa con i codici alfanumerici che fanno riferimento alla Decisione 129/97/CE. Tali codici possono non sempre essere chiari ed esplicativi per il consumatore finale, pertanto esplicitare la famiglia di materiale di composizione della componente è importante per fare chiarezza e aiutare il consumatore a riconoscere i materiali di imballaggio.

 

  • DOVE VA?
    L’indicazione sul tipo di raccolta a cui quell’imballaggio è destinato è l’informazione chiave, volta a far compiere il gesto virtuoso del corretto conferimento al consumatore. È bene considerare che i Comuni adottano modalità di raccolta differenziata differenti, ma che sono sempre riconducibili alla natura dei materiali. Ad ogni modo, vista l’eterogeneità dei sistemi di raccolta esistenti sul territorio nazionale, è sempre bene raccomandare il cittadino di verificare sempre le disposizioni del proprio Comune di appartenenza.